La Vigna del Lupo nasce da un legame profondo con la terra: il recupero di un vecchio vigneto di circa 40 anni, impiantato dal nonno, ha aperto la strada a un progetto di produzione artigianale che cresce lentamente, per scelta. Nel tempo sono arrivati altri vigneti dismessi recuperati, un primo nuovo impianto nel 2012 e un secondo nel 2020 dedicato alle uve bianche. Oggi la superficie complessiva raggiunge circa 10.000 mq, con varietà rosse — Barbera e Lambrusco — e bianche: Albana, Moscato, Malvasia e Pinot Grigio, lavorato nella sua vera essenza.
Perché scegliere La Vigna del Lupo
La Vigna del Lupo lavora secondo una visione contadina autentica, lontana dalle certificazioni biologiche convenzionali: non per mancanza di rigore, ma perché i marchi non rappresentano il loro stile di vita. In vigna si usano solo rame e zolfo, integrati da macerati biodinamici; il terreno è lasciato inerbito, con filari alternati a sovescio. Il lavoro è quasi interamente manuale o con mezzi tradizionali. In cantina, nessun solfito aggiunto e nessun lievito selezionato: il vino fermenta con i propri lieviti indigeni, mantenendo intatta la naturalità di ogni annata.
Viticoltura non invasiva
L'approccio agronomico è orientato alla tutela dell'ecosistema: nessun prodotto chimico o di sintesi, trattamenti minimi e rispetto dei cicli naturali della vigna. Una scelta che riflette una filosofia di vita prima ancora che una tecnica produttiva.
Vigneti di recupero e nuovi impianti
Il patrimonio vitato è il risultato di anni di lavoro paziente: vigne vecchie recuperate, nuovi impianti integrati con cura. Ogni appezzamento porta con sé una storia e contribuisce alla complessità di una produzione piccola, ma profondamente identitaria.
Cantina senza aggiunte
Nessun solfito, nessun lievito selezionato. I vini di La Vigna del Lupo sono il risultato diretto del lavoro in vigna: ciò che entra in cantina determina ciò che finisce in bottiglia, senza correzioni né scorciatoie.